Cos'è, in due righe
È un'autovalutazione scritta: dichiari da dove parti come insegnante, cosa sai già fare e su cosa vuoi migliorare durante l'anno. Si compila all'inizio del percorso, insieme al tutor, e alla fine dell'anno ne scriverai una seconda versione per confrontare i due momenti.
Non è un esame e non è un giudizio. È il punto di partenza da cui poi si costruisce il patto per lo sviluppo professionale con il dirigente scolastico.
Perché ti sembra difficile
Perché il linguaggio del modulo è astratto: "competenze relative all'insegnamento", "competenze relative alla partecipazione scolastica", "competenze relative alla propria formazione". Davanti a formule così la tentazione è scrivere frasi generiche che non dicono niente.
L'errore più comune è proprio questo: compilarlo con un italiano da circolare ministeriale. Chi lo legge non sta valutando la tua prosa, sta cercando di capire se hai un'idea concreta di cosa vuoi imparare. Una frase semplice e specifica vale dieci righe di gergo.
Cosa scrivere, sezione per sezione
Come insegni
Parla di episodi reali delle tue prime settimane, non di teorie. Quali strategie hai usato, cosa ha funzionato con una classe e cosa no, come stai gestendo la valutazione. Se non hai ancora esperienza in ruolo, usa le supplenze, il tirocinio, i corsi seguiti.
Come stai nella scuola
Rapporti con i colleghi, con il consiglio di classe, con le famiglie. Se hai partecipato a un dipartimento o a una commissione, scrivilo. Se non hai ancora fatto niente di questo, dichiara che vuoi entrare in un gruppo di lavoro: è un obiettivo, non una lacuna da nascondere.
Come ti formi
Corsi, letture, competenze digitali, lingue. Qui vale la pena essere onesti sui buchi: se non sai usare gli strumenti digitali della tua scuola, dirlo apre la strada a un laboratorio formativo utile invece che a uno scelto a caso.
Gli obiettivi
La parte che conta più di tutte, perché è quella che finirà nel patto con il dirigente. Due o tre obiettivi, non dieci, e formulati in modo che a giugno si possa dire se li hai raggiunti o no.
Un esempio, prima e dopo
Versione generica, da evitare
Intendo migliorare le mie competenze didattiche attraverso l'utilizzo di metodologie innovative e inclusive, al fine di promuovere il successo formativo di tutti gli alunni.
Versione specifica, utile
Nelle prime settimane ho notato che nella 2ª C i ragazzi partecipano solo se interrogati direttamente. Voglio provare due tecniche di lavoro a coppie entro dicembre e capire se la partecipazione spontanea aumenta. Mi serve aiuto sulla gestione del rumore quando si lavora in gruppo: è la cosa che mi blocca.
La seconda versione è più breve, ammette una difficoltà e contiene un obiettivo verificabile. È esattamente quello che serve per un confronto sensato col tutor.
Errori che costano tempo
- Copiare il bilancio di un collega trovato online. Se il documento non parla delle tue classi, l'anno di prova diventa un adempimento vuoto e il colloquio finale sarà più difficile, perché non avrai niente di reale da raccontare.
- Scrivere solo punti di forza. Un bilancio senza aree di miglioramento non serve a nulla: la sua funzione è indirizzare la formazione.
- Rimandarlo a gennaio. Va compilato nella prima parte dell'anno, perché il patto per lo sviluppo professionale si costruisce a partire da lì.
Cosa fai subito dopo
Il bilancio iniziale alimenta il patto per lo sviluppo professionale, che concordi con il dirigente scolastico. Gli obiettivi che hai scritto qui diventano gli impegni di quel documento, quindi conviene sceglierli pensando già a quel passaggio.
Verifica prima di consegnare. Guida aggiornata a settembre 2026 sulla base del DM 226/2022. Le scadenze e la modulistica cambiano da scuola a scuola: fai sempre riferimento alla circolare interna e alla nota del tuo Ufficio scolastico.